Anffas Cinisello
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Dalla retorica dell’integrazione alla cultura dell’inclusione

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Articolo originale: http://www.portale-autismo.it/news/dalla-retorica-dellintegrazione-cultura-dellinclusione/5792.html

di Gianfranco Vitale

Di recente molto si è discusso di scuole speciali. E’ con curiosità ed interesse, come genitore di un soggetto disabile, ma anche – se mi è consentito – come ex insegnante (per inciso non sul sostegno) con trentasette anni di servizio nella scuola pubblica, che mi permetto di inserirmi in punta di piedi nel dibattito in corso, per provare a comprendere meglio le ragioni di un malessere che personalmente giudico ben più diffuso di quanto appaia a una prima lettura di alcuni autorevoli commenti, pubblicati su organi di stampa e sul web.

Ci troviamo di fronte ad un profondo disagio che sarebbe riduttivo sottovalutare e peggio ancora banalizzare ricorrendo a semplici parole d’ordine, a cominciare dagli appelli all’“inclusione” e/o alla “scuola di tutti”, refrain sicuramente utili a strappare consensi ed applausi in occasione di iniziative allestite ad hoc ma che, lo confesso, poco o nulla suggeriscono ormai a me e (forse) a tanti.

In effetti inclusione è una bellissima parola: dà l’idea, se riferita all’istituzione scolastica, di una scuola pronta ad accogliere in modo pieno e consapevole la diversità… Ma siamo sicuri che interpreti appieno il contesto reale che tanti disabili, e con loro le famiglie, vivono ogni giorno?

Altrettanto affascinante, ne convengo, è parlare di “scuola di tutti”… Peccato che molto spesso i nostri figli siano confinati nei corridoi o in angusti locali, cui ognuno assegna i nomi più bizzarri (a cominciare da “aule speciali”… Speciali in cosa?) dove si ritrovano non di rado soli, lontani da quei “tutti” retoricamente evocati a piè spinto, alla faccia di una integrazione spesso solo di facciata.

Ebbene: se non iniziamo la nostra disamina da qui, da questo frame affatto irrilevante, il rischio è di non riuscire a comprendere fino in fondo l’intero film cui stiamo assistendo e di interpretare male le voci di protesta e la rabbia di tanti protagonisti, a iniziare da quei familiari che, delusi da una scuola che non riesce in modo giusto ad accogliere i loro figli «speciali», non possiamo certo condannare perché fuori dal coro. Sbaglieremmo a farlo per la semplice ragione che raccontano la verità, quella fatta di mancanza di risorse umane e strumenti materiali, classi sovraffollate, docenti di sostegno precari che lavorano a incarico passando da una scuola all’altra, spazi inadeguati e se esistenti peggio strutturati, formazione carente, barriere architettoniche e culturali lontane dall’essere realmente rimosse, dirigenti scolastici che non conoscono la normativa o non vogliono applicarla fingendo, ad esempio, di non sapere che l’allievo disabile va preso in carico da tutto il team scolastico (e non dal solo insegnante di sostegno), come prevedono le linee guida ministeriali.

Si è davanti ad errori e contraddizioni che ogni anno si susseguono sempre uguali fino a spingere i genitori alla disperazione, con frequenti ricorsi al TAR quasi sempre vinti, tanto più comprensibile se si tiene poi conto dell’atavica scarsa continuità didattica, che scarica come ben sappiamo i suoi effetti perversi proprio sugli allievi più fragili.

Come ignorare che in dieci anni la percentuale degli alunni disabili che frequentano le scuole italiane è cresciuta del 40%? In un recente Focus del Miur è emerso che quest’anno essi sono 235 mila e rappresentano il 2,7% della popolazione scolastica, a fronte dell’1,9% del 2004-2005.

Primaria e secondaria di I° grado sono gli ordini di scuola con una maggiore presenza di alunni disabili. I maschi sono il 68,8% del totale. Il 95,8% degli alunni con disabilità ha un problema psicofisico, l’1,6% una disabilità visiva, il 2,7% una disabilità uditiva. Oggi abbiamo ancora un docente di sostegno precario su quattro. Che, detto in numeri, corrisponde ad appena 96mila posti coperti con personale di ruolo, a fronte di quasi 230mila necessari. Sono precari, non stabilizzati, oltre 33 mila posti di sostegno, il 26% circa.

A fronte di una crescita degli alunni disabili del 40% in dieci anni i docenti di sostegno sono cresciuti solo del 12%!

Come ignorare, inoltre, che l’attuale normativa prevede che in una classe con 20 – 25 alunni può essere inserito un solo studente disabile e se invece ce ne sono due la classe deve essere composta da meno di 20 ragazzi? Rivelo un segreto se dico che di fatto non è così e le classi sovraffollate sono ovunque? No, non è un segreto… Ricordo che secondo gli stessi dati del Ministero sono ben 5500 le classi in cui sono presenti più di 2 alunni disabili.

Sarebbe doveroso, a questo punto, fare una sana autocritica da parte di quelle forze politiche che si sono succedute al governo del Paese nel corso degli ultimi decenni, tutte più o meno incapaci di esprimere uomini e strategie in grado di aggredire efficacemente le tante contraddizioni e i tantissimi limiti dell’offerta formativa ed educativa. E invece su Vita.it si legge una dichiarazione del sottosegretario Davide Faraone in cui, lungi dall’avviare una seria riflessione sulla realtà del sostegno, apprendiamo che: “Abbiamo lottato per eliminare ghettizzazioni e per favorire un’inclusione a tutti i livelli della società; se qualcosa non va nel sostegno ai ragazzi disabili va solo migliorata”.

Davvero egli pensa che l’attuale “integrazione” offerta dalla scuola sia a misura dei bisogni speciali dei nostri figli? Che, in particolare, vi sia una formazione specifica da parte dei docenti di sostegno (e perché no? di quelli curricolari) nell’affrontare disabilità che una tale specializzazione, con tutta evidenza, richiedono in modo imprescindibile? Se fosse così non ci resterebbe che prendere atto di quanto labili siano diventati i confini tra immaginazione e realtà!

La mia sensazione è invece che i genitori si convincono ogni giorno di più che le cose non stanno come avevano legittimamente sperato, e per conseguenza cominciano a valutare opzioni diverse. Sarebbe bello se davanti a questo scenario, anziché limitarsi a parole di circostanza, servizi, scuola e associazioni si sedessero attorno a un tavolo per chiedersi “Dov’è che abbiamo fallito?”. Dov’è stato il problema?

Eh già: perché non è sempre vero che il problema è la gravità della patologia che afferisce il bambino o l’adolescente disabile. Spesso il problema vero è che il contesto attorno a lui è stato, ed è, gravemente escludente. Se capiamo ciò non faremo fatica a comprendere che più di ridondanti mozioni degli affetti è importante che il mondo della scuola, dei servizi, delle associazioni sia immediatamente disponibile a mettersi in discussione, a modificare il proprio modo di lavorare, perché solo questo cambiamento permetterà, domani, all’allievo allievo disabile di rimanere nella scuola di tutti. Dunque… o si realizza uno sforzo serio per rendere davvero inclusiva e integrante la scuola della legge 104 oppure, volenti o nolenti, dovremo rassegnarci all’affermazione di altro!

Alla luce di queste considerazioni dico allora, molto umilmente, che è sbagliato avere preconcetti contro le scuole speciali. Naturalmente penso a scuole degne di tal nome, che siano davvero meglio di una integrazione tutta chiacchiere e distintivo quale quella che molto spesso vivono i nostri figli.

Le famiglie non sanno che farsene di belle leggi e di intenzioni nobili che restano sulla carta. Vogliono efficacia. Vogliono una pedagogia speciale per i loro cari. Non si accontentano di tenerli parcheggiati, rivendicano – a ragione – scuole con supporti e personale qualificato, organizzate in classi ordinarie integrate e gruppi-classe di alunni disabili, con una programmazione «su misura» e momenti di integrazione con gli studenti normodotati, ecc.

Avere questi obiettivi, e ricercarli in scuole speciali, non offende nessuno: siamo solo davanti a una più che legittima risposta da parte di chi non desidera essere messo sotto scacco rispetto agli apprendimenti e alla crescita educativa del proprio figlio. Se non vengono rimossi gli ostacoli e se le leggi non vengono applicate il percorso scolastico risulta null’altro che una beffa e le parola inclusione e integrazione impronunciabili.

E’ arrivato il momento di sostituire la retorica dell’inclusione con la cultura dell’inclusione, e ciò va detto schiettamente, senza paraocchi , riconoscendo e denunciando le responsabilità ovunque e di chiunque.

Gianfranco Vitale

COMUNICATO STAMPA: progetto “IO CITTADINO”

COMUNICATO STAMPA
Anffas Onlus
C.S. IO CITTADINO PDF

Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale

LA MIA VOCE CONTA!
IO SONO COME TE: SONO UN CITTADINO DI SERIE A E VOGLIO I MIEI DIRITTI!
AL VIA IL PROGETTO DI ANFFAS ONLUS “IO CITTADINO” PER L’AUTO-RAPPRESENTANZA E L’AUTO-DETERMINAZIONE

Oltre 200 persone hanno preso parte all’evento di presentazione del nuovo progetto di Anffas Onlus “Io Cittadino, Strumenti per la piena partecipazione, cittadinanza attiva e Self Advocacy delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale”* che si è svolto ieri a Roma e che è stato senza alcun dubbio un ottimo modo di celebrare la Giornata Internazionale dei Diritti Umani dato che i partecipanti con disabilità intellettiva e/o relazionale provenienti da tutte le regioni di Italia – più della metà dei presenti – hanno avuto modo di urlare a gran voce il loro diritto ad essere cittadini a tutti gli effetti, al pari di tutti gli altri italiani e senza alcuna barriera.

“Io sono come te”, “Io vorrei un Governo che accetta i nostri diritti”, “Io sono qui perché voglio i miei diritti di cittadino!”, “Voglio gridare al mondo che ci sono anche io”, “Io voglio gridare di rispettare i miei diritti!”, “Mi fanno arrabbiare quando non mi ascoltano”, “Mi fanno arrabbiare le persone che decidono per me”, “Io voglio decidere la mia vita”: questi alcuni dei messaggi lanciati ieri che indicano chiaramente quanto forte sia la voglia di combattere per i propri diritti e per raggiungere l’Auto-Rappresentanza e l’Auto-Determinazione, elementi fondamentali per la vita delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale così come evidenziato anche dalle parole di Senada Halilčević, Presidente EPSA e vice-presidente di Inclusion Europe, e di Elisabeta Moldovan, componente del board EPSA, che hanno spiegato l’importanza della Self-Advocacy e offerto il loro pieno appoggio e sostegno al progetto “Io Cittadino” per il raggiungimento del suo obiettivo primario, ossia dare avvio al movimento di Auto-Rappresentanza (Self-Advocacy) italiano volto a fornire alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale i necessari supporti affinché possano conoscere e rivendicare in prima persona i propri diritti  e rendere finalmente concreto il Nulla su di Noi senza di Noi”.

Un sostegno confermato anche da Aleksandra Ivankovic, direttore di Inclusion Europe (associazione europea di persone con disabilità intellettiva a cui Anffas Onlus aderisce):questo grande interesse da parte delle associazioni europee evidenzia una delle caratteristiche principali del progetto, ossia lo scambio  di competenze, metodologie ed esperienze maturate anche all’estero nell’ambito del movimento per la Self-Advocacy portato avanti dalle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale di tutto il mondo e il fondamentale apporto che daranno ai loro pari italiani i numerosi Self-Advocates europei e i rappresentanti della stessa European Platform of Self-Advocates (EPSA) nel percorso di empowerment e consapevolezza e di diffusione di metodologie e know-how sul tema.

Io Cittadino” si svilupperà partendo dalla costituzione di 8 gruppi pilota nel territorio italiano, (nel Nord, Centro e Sud Italia) composti da persone con disabilità intellettiva e/o relazionale che, in prima persona e con gli adeguati supporti, potranno rivendicare ed esigere i loro diritti a partire, appunto, dal diritto all’autodeterminazione, auto-rappresentanza** e cittadinanza attiva. Gli auto-rappresentanti avranno inoltre la possibilità di partecipare più attivamente anche alle attività associative Anffas al livello locale, regionale e nazionale. Questi gruppi pilota rappresenteranno il proto-nucleo per la successiva costituzione della prima Piattaforma nazionale di auto-rappresentanti italiani, per poi confluire anche nella Piattaforma Europea dei Self-Advocates (EPSA). In parallelo saranno ovviamente coinvolte, formate e sensibilizzate le famiglie, i leaders associativi e gli operatori – così da garantire i necessari supporti e sostegni.

L’iniziativa prevede anche una campagna di sensibilizzazione rivolta all’intera comunità, realizzata con la diretta e piena partecipazione delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale.

“L’evento di ieri e la grande partecipazione che si è avuta sono la prova tangibile che le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale ci sono, che sono pronte a lottare per i loro diritti e che vogliono dimostrare a quanti li hanno sempre visti solo come pesi, come malati e come persone non in grado di comunicare, di avere qualcosa dire, di fare le proprie scelte, di partecipare attivamente e dare un contributo di valore alla vita della propria comunità ed alla società tutta, che tutto questo è sbagliato, che è solo pregiudizio e stigma e che la realtà ben diversa”: così Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas Onlus ha commentato la giornata di ieri.

“Il tempo del pietismo, della discriminazione e della segregazione è finito: grazie a questo progetto si apre una nuova strada per le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, una strada che le vede scegliere e decidere in prima persona, che le vede auto-determinarsi e auto-rappresentarsi per contrastare le molte barriere che si frappongono tra loro e l’inclusione sociale e la parità di opportunità e diritti e per promuovere e diffondere un cambiamento culturale e di approccio alla disabilità”.

Conclude: “La Self-Advocacy non è più un miraggio ma sta diventando realtà e in molti dovranno prendere atto di questo cambiamento radicale che la nostra società si appresta a ricevere”.

Tra gli ospiti che ieri hanno partecipato e dato il loro sostegno ad Anffas e al progetto vi sono stati anche Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (cui Anffas Onlus aderisce) e Mario Borzacchini, presidente FISDIR.

* “Progetto IO, CITTADINO! Strumenti per la piena partecipazione, cittadinanza attiva e Self Advocacy delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ai sensi della legge n.383/2000, art.12 comma 3, lett f)  – Linee di indirizzo annualità 2014”

** Così come affermato anche nella “Dichiarazione di Roma”, documento realizzato dagli Auto-             Rappresentanti Anffas Onlus – e approvato dall’Assemblea Nazionale Anffas Onlus di maggio 2015 – che          afferma e rivendica il diritto all’autodeterminazione, all’auto-rappresentanza e alla realizzazione della persona con disabilità intellettiva e/o relazionale.

Tutte le informazioni sull’evento e sul progetto sono disponibili sul sito www.anffas.net

Reperiti i fondi per il diritto allo studio delle persone con disabilità

Da FISH Onlus

COMUNICATO STAMPA

Stabilità: reperiti i fondi per il diritto allo studio delle persone con disabilità

La Camera ha approvato, nel corso dell’esame sulla legge di stabilità, un emendamento significativo per il diritto allo studio delle persone con disabilità dando ragione, quindi, alle istanze promosse negli ultimi mesi soprattutto da FISH (oltre che da Ledha, FederHand, AIPD, ANFFAS, UICI), in numerosi confronti con i Ministeri.

Il tema è quello dei servizi di supporto scolastico rimasti “orfani” dopo che la legge 7 aprile 2014, n. 56 ha soppresso le competenze delle Province e ha assegnato alle Regioni il compito di redistribuirle alle Città metropolitane ed ad altri enti.

Ricostruiamo la questione: il decreto legislativo 112/1998 (art. 139, comma 1 c) attribuiva alle Province il compito di garantire assistenti educativi e della comunicazione (AEC). Il loro supporto è essenziale soprattutto nel caso di alunni sordi, non vedenti o ipovedenti o con altre disabilità. Il loro ruolo è espressamente previsto dalla legge quadro 104/1992 (art. 13) e dalla legge 67/1993. Inoltre le stesse Province dovevano assicurare (gratuitamente) il trasporto scolastico alle persone con disabilità nelle scuole superiori.

Queste competenze ora a chi spettano? Teoricamente alle Regioni o alla Città metropolitane, ma mancano anche i trasferimenti dei fondi necessari per garantire questi servizi. Una prima compensazione provvisoria è avvenuta nell’estate scorsa con una prima destinazione di 30 milioni di euro (decreto legge sugli enti territoriali).

Ma quella destinazione è largamente insufficiente.

La Camera ha dunque approvato un primo emendamento, presentato dal Governo, che ribadisce, una volta per tutte, l’attribuzione delle competenze: vanno alle Regioni, a meno che queste non abbiano già deliberato l’attribuzione a Province, Città metropolitane o Comuni singoli o associati. La stessa disposizione prevede uno stanziamento di 50 milioni.

Ma è stato approvato anche un subemendamento (primo firmatario On. Elena Carnevali) con cui sono stati reperiti altri 20 milioni (70 totali) attingendo alla tassazione sulle cosiddette slot machines.

Esprimiamo soddisfazione per il raggiungimento di questo traguardo che riguarda un diritto fondamentale come quello allo studio – commenta Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Ora però le Regioni, che non hanno più scusanti, devono metterci la loro parte. E lo stesso diritto deve essere garantito in modo omogeneo in tutta la Penisola senza discriminazioni né rallentamenti. Su questo vigileremo come abbiamo fatto finora, ricorrendo a tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione.”

Comunicato Stampa: progetto “IO CITTADINO”

COMUNICATO STAMPA

Anffas Onlus
Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale

LA MIA VOCE CONTA! LA SELF-ADVOCACY ARRIVA IN ITALIA GRAZIE AL PROGETTO DI ANFFAS ONLUS “IO CITTADINO”

Ancora oggi, troppo spesso, le persone con disabilità intellettiva non vengono prese in debita considerazione, non vengono ascoltate, vengono definite come “malati”, “pazienti”, “ospiti” o “utenti”.
Quante volte si pensa che abbiano poco o nulla da comunicare o da dire, che non siano in condizione di fare le proprie scelte, che non possano partecipare attivamente e dare un contributo di valore alla vita della propria comunità ed alla società tutta?

Quante sono le persone con disabilità che anche a causa dello “stigma sociale” sono ancora discriminate e, troppo spesso, segregate?
Eppure sentiamo affermare, da più parti, che tutte loro sono cittadini come qualunque altro, con gli stessi diritti e doveri e per questo devono avere le stesse opportunità degli altri e le stesse possibilità di dare il proprio contributo alla società di cui sono parte.
Ma spesso alle parole non seguono i fatti e questo a dircelo sono proprio le stesse persone con disabilità che richiedono, a partire dai loro stessi familiari, un forte cambiamento culturale e di approccio alla disabilità

È arrivato, quindi, il tempo di considerare le persone con disabilità, in particolare intellettiva e/o relazionale, come capaci di autodeterminarsi ed autorappresentarsi e il progetto di Anffas Onlus – Associazione
Nazionale di Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, “Io Cittadino Strumenti per la piena partecipazione, cittadinanza attiva e Self Advocacy delle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale”* ha come obiettivo proprio questo: dare avvio al movimento di Auto-Rappresentanza (Self-Advocacy) italiano per fornire alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale i necessari supporti affinché possano conoscere e rivendicare in prima persona i propri diritti nel rispetto di quel “Nulla su di Noi senza di Noi” troppo spesso negato.

“Io Cittadino” sarà presentato ufficialmente domani, 10 dicembre, a Roma, presso il Grand Hotel Palatino in via Cavour 213, a partire dalle ore 10 ed avrà un ampio respiro internazionale: saranno utilizzate infatti competenze, metodologie ed esperienze maturate anche all’estero nell’ambito del movimento per la Self-Advocacy portato avanti dalle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale di tutto il mondo. Importante, a tal fine, sarà l’apporto che daranno ai loro pari italiani i numerosi Self-Advocates europei e i rappresentanti della stessa European Platform of Self Advocates (EPSA) nel percorso di empowerment e consapevolezza e di diffusione di metodologie e know-how sul tema.

PDF Comunicato